U-Care Medical, una startup per salvare vite

In Europa ogni anno sono circa 80mila le persone colpite da scompensi renali in reparti di rianimazione, con grandi difficoltà da parte dei medici a trattarli, ma soprattutto a prevederli.
Una problematica questa che è ben nota al fondatore di U-Care Medical, Andrea Ancona, che ha fondato questa startup con l’intento di portare aiuto ai medici ed ha poi riunito altri due membri del team, Francesca Alfieri ed Enrico Perpignano, per rendere fattibile un progetto che da affrontare in solitaria sarebbe stato titanico.
Questa startup, incubata dal Politecnico di Torino in i3P, consiste in una piattaforma integrata con algoritmi di intelligenza artificiale per predire episodi di insufficienza renale all’interno dei reparti di rianimazione. Infatti, sfruttando algoritmi di AI e Machine Learning, vengono identificate delle correlazioni tra i vari dati clinici che vengono poi utilizzate per identificare pazienti con un alto livello di rischio ed avvisando il medico della situazione. Quest’ultimo potrà poi analizzare i dati che hanno portato l’allarme a scattare e prendere delle contromisure efficaci.
Una diagnosi preventiva, dunque, in grado di salvare vite, come commentano i membri del team:

“Ci siamo resi conto che l’unica cosa che può fare il medico è intervenire sulle conseguenze una volta che la patologia si è ormai formata. Abbiamo pensato quindi di sviluppare una tecnologia che potesse fungere da supporto.”

Il progetto, decollato definitivamente nel 2021, ha potuto avere inizio grazie a finanziamenti pubblici a fondo perduto finalizzati alla ricerca sia di base sia applicata. Dopo la fondazione della società abbiamo effettuato un round pre-seed di aumento di capitale da investitori privati. Tra circa 12 mesi, la società prevede un nuovo aumento di capitale da investitori privati, finalizzato all’ottenimento della marchiatura CE come medical devices dei dispositivi, al momento non ancora sul mercato.
Nonostante l’assenza della certificazione sono già nati dei progetti pilota per la sperimentazione non solo in Italia, ma anche in vari altri paesi europei come in Spagna, Portogallo e Svizzera.
Sembra comunque pacifico che presto arriveranno le dovute autorizzazioni ed il software potrà esordire sul mercato, mentre al momento sono in fase di studio oltre 50mila pazienti in tutta Europa per rendere i dati più completi possibili e validare il beneficio atteso.
Una vera e propria rivoluzione quella che le AI potrebbero portare nel settore sanitario secondo le parole del team infatti:

“Avere dei tool digitali, che possano indicare il livello di rischio di una patologia, può permettere di portare sul mercato farmaci con meno effetti collaterali.”

E non sono tardati ad arrivare i riconoscimenti per un progetto tanto innovativo e potenzialmente in grado di fare la differenza per salvare migliaia di vite umane. Infatti nel 2020, la startup è stata premiata dal Presidente della Repubblica Mattarella con il primo posto al Premio nazionale per l’innovazione, la più importante business plan competition in Italia per la categoria life science. Nel 2021 sono poi iniziati i riconoscimenti a livello europeo, prima per collaborare a un progetto con il programma di accelerazione svizzero Arkathon, poi con il premio Seal of excellence, marchio di qualità assegnato dalla Commissione europea a eccellenti proposte progettuali di ricerca e innovazione.

Davide Cuneo


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