Il Vangelo delle start up secondo Bill Gross

di Miguel Scordamaglia

Perché le start up falliscono? O meglio quali sono gli ingredienti – o ancora più precisamente – i fattori di successo di una start up?

Molti pensano che avere una buona idea possa offrire una certa garanzia per avere successo. In realtà andando ad approfondire, scopriamo che i fattori che contribuiscono al successo di una start up possono essere molteplici e non necessariamente legati ad una buona idea, che sicuramente potrebbe essere un buon punto di partenza. Quantomeno per coagulare un gruppo di persone intorno ad un progetto. E da qui partire per un’avventura che richiederà un enorme lavoro di squadra ed una enorme pazienza.

Per individuare questi fattori ci lasciamo guidare da Bill Gross, il fondatore del più longevo incubatore tecnologico attualmente esistente, Idealab, il quale, attraverso una propria ricerca, ha identificato una serie di fattori essenziali che sono alla base del successo (e del fallimento) di una start up, incominciando dall’idea, passando poi per il team e l’esecuzione, i finanziamenti ricevuti, il modello di business e infine il timing, ovvero la tempistica in cui la nuova impresa propone il suo prodotto o servizio al mercato.

Riepilogando i fattori, che determinano il successo o il fallimento di una start up, sono:

Idea, cosa c’è di nuovo all’origine di ciò che l’impresa propone

Team ed esecuzione, chi sono i protagonisti della “messa a terra” e come lo fanno

Modello di business, come l’impresa genera fatturato, mentre consegna beni o servizi ai clienti

Finanziamenti, quanti soldi è riuscita a raccogliere per portare avanti il proprio progetto imprenditoriale

Timing, quando l’idea viene proposta e introdotta nel mercato.

Ma la domanda vera è: Quali tra questi fattori sono quelli più importanti per il successo di una start up?

La risposta a questa domanda la troviamo nei risultati della ricerca, che ha previsto un’analisi condotta su 100 aziende dell’incubatore, Idealab, e su altre 100 aziende note. Sono state tutte classificate in base agli attributi considerati, individuando quali fossero le cinque imprese di ogni gruppo con maggior successo e quali le cinque peggiori, per poi dare loro un punteggio e così comprendere quali fossero, tra i fattori considerati, quelli che contavano di più per il successo e fallimento delle aziende.

Da questo lavoro sono emerse le prime cinque di Idealab (Citysearch, CarsDirect, GoTo, NetZero, Tickets.com) e le ultime cinque aziende, che nonostante fossero promettenti, non hanno avuto successo (Z.com, Insider Pages, MyLife, Desktop Factory, Peoplelink).

Poi, per le aziende note è stato adottato lo stesso meccanismo e sono emersi grandi successi, come Airbnb, Instagram, Uber, Youtube e LinkedIn e in fondo altre fallimentari: Webvan, Kozmo, Pets.com Flooz e Friendster. Le ultime aziende della lista avevano avuto grandi finanziamenti, alcune avevano anche un buon modello di business ma non ce l’hanno fatta.

Vediamo insieme i risultati ottenuti da questa analisi di 200 aziende che offrono risposta alla domanda che ci siamo posti e che sono sorprendenti:

Al quinto posto e ultimo posto troviamo i finanziamenti. Si, i soldi che per molti sono una ossessione, sono quelli che hanno minor impatto e contano di meno. Se non ne ricevete molti all’inizio, ma l’impresa funziona, soprattutto al giorno d’oggi, è molto più semplice ricevere fondi. Più facile in alcuni ecosistemi che in altri, ma diventa un problema da considerare solo se c’è il progetto e l’impresa.

Al quarto posto troviamo il modello di business. In fondo ha senso in quanto si può iniziare senza un modello di business e aggiungerlo dopo se i clienti richiedono quello che state creando. In altri termini prima si inizia a incassare, verificando che quello che fate piaccia e poi si studia come scalare il modello.

Al successivo terzo posto troviamo l’idea, la sua differenziabilità e l’unicità. Questa scoperta è abbastanza sorprendente in quanto normalmente si pensa che l’idea sia tutto. In realtà oggi ci troviamo in una situazione in cui l’idea può subire delle trasformazioni, anche profonde in corso d’opera. Soprattutto quando si scopre che come era stata pensata originariamente non funziona e dev’essere adattata o come si usa dire in gergo startupparo “pivottata”.

Al secondo posto troviamo il team e l’esecuzione. Il team è quello che si occupa della realizzazione dell’idea ed è quello che ha un peso molto importante nella sua “messa a terra”. Buona parte della capacità esecutiva del team è la perseveranza e coesione che gli consente di prendere tanti no dai clienti. I clienti sono la dura realtà e il team è quello che deve avere le risorse per affrontarla.

Infine al primo posto troviamo la tempistica. La tempistica conta per il 42 per cento sulla differenza tra successo e fallimento. Non a caso nei corsi di formazione, per incentivarti all’apprendimento, ti dicono la frasetta magica “quando l’allievo è pronto il maestro appare”. Prendo in prestito e, parafrasando, mi viene da dire che quando il mercato è pronto il prodotto ha successo.

Alcuni esempi specifici per ognuno di questi casi. Consideriamo un grande successo come Airbnb che tutti conoscono. Questa azienda è stata ignorata da molti investitori perché pensavano che nessuno avrebbe affittato uno spazio di casa sua a degli sconosciuti. La realtà delle cose ha dimostrato il contrario. Ma il motivo del successo oltre a tutti i fattori considerati nella ricerca era la tempistica. Airbnb è cresciuta al culmine della recessione quando le persone avevano bisogno di soldi, e questa esigenza ha spinto la gente a superare il timore di affittare casa propria a degli sconosciuti. In realtà esisteva già dagli anni 50 in America il concetto di homeswapping, scambio casa, che non era diffusissimo, ma aveva una buona base di adesione e questo ha riconfigurato e riproposto quel modello.

Un altro esempio è il caso Uber. Uber è una azienda geniale, ottimo modello di business e buona esecuzione. Ma la tempistica è stata perfetta per il loro bisogno di autisti e la disponibilità degli smartphone. Gli autisti cercavano soldi extra e questo è uno dei fattori che ha permesso che attecchisse in molti Paesi del mondo. Altro fattore è che l’iPhone era già stato inventato ed aveva generato il nuovo mercato degli smartphone con una enorme e capillare diffusione globale. Alla luce di quanto emerso possiamo affermare che l’idea conta, l’esecuzione moltissimo … ma la tempistica conta ancora di più. E il miglior modo per valutare i tempi è osservare se i consumatori sono pronti per quello che si ha da offrire. Questo è un aspetto fondamentale da considerare per una start up: le cose che si amano si vogliono portare avanti ad ogni costo, ma per evitare clamorosi fallimenti si deve essere davvero onesti sul fattore tempo.

Le start up possono davvero cambiare il mondo e migliorarlo. Con questi elementi appena esposti possiamo augurarci di potere offrire uno spunto che aiuti a migliorare il tasso di successo in modo da concretizzare qualcosa per il mondo, grande o piccolo che ci circonda, che altrimenti non si verificherebbe.

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