L’IMPERFEZIONE – Internet Festival di Pisa 2022

Il 2022 è l’anno in cui si è provato a raccontare l’innovazione con un pensiero “controcorrente”: un digitale più umano, al servizio dell’ecosistema, in cui i territori si riprendono la scena. Il digitale del mondo nuovo è più attento a principi etici e solidali, meno idealizzato e per nulla infallibile. Il digitale non è una tecnologia, ma l’ambiente in cui oggi avvengono le cose del quotidiano. Un mondo che non è perfetto per niente.

La torre di Pisa pende di 3,97 gradi rispetto all’asse verticale. Una massa che supera le 14 mila tonnellate sopra le argille di piazza dei miracoli. Nei secoli successivi alla costruzione ed al conseguente primo cedimento la pendenza cambiò ancora, prima diminuendo poi arrivando a 4,5 gradi rispetto all’asse verticale. Alla fine del secolo scorso si avviarono i lavori di restauro e consolidamento del terreno sottostante per scongiurarne il crollo, terminati nel 2001. La Torre a Pisa non è l’unico monumento che pende, ma la sua inclinazione è spettacolare, tanto che viene considerata una delle sette meraviglie del mondo. Il miracolo della piazza è nell’ “imperfezione” della sua torre, una gioia per i turisti che sfruttando le prospettive e gli smartphone si immortalano fingendo di sostenerne la sommità con una mano (Vedi autoritratto).

L’Internet Festival 2022 è arrivato alla sua dodicesima edizione: a dodici anni a Pisa si presentano le novità del mondo del web, cercando di tracciare le coordinate per orientarsi in un cambiamento continuo e sempre più veloce generato da una tecnologia mai così pervasiva nella storia e capace di contaminare e rimescolare tutto il mondo reale in cui viviamo.
La prima connessione internet in Italia fu fatta a Pisa, dai ricercatori del CNR e Cnuce che misero in rete con il mondo il nostro paese. A Pisa nacque la prima facoltà di informatica. Ed il primo festival interamente dedicato al mondo del Web.
Il tema di quest’anno è #IMPERFEZIONE, un concetto che apparentemente riguarda molto più il mondo degli umanisti che quello degli informatici. A meno che si ragioni nella prospettiva di un nuovo umanesimo che punta dritto alla conoscenza e mette assieme il mondo della fisica e quello della metafisica, e riporta l’uomo al centro della tecnologia.
Il XXI secolo è quello dell’ingegnerizzazione di tutto. Probabilmente potrebbe essere anche quello dell’etica che studia la pratica, e non più la teoria.


Nell’imperfezione risiede lo spazio per il cambiamento, per la creatività e idee nuove. La stessa evoluzione della specie parte dall’imperfezione. La natura procede per adattamenti, parte da ciò che esiste e inventa soluzioni che proprio perché non sono perfette possono a loro volta essere migliorate o modificate.
La stessa cosa accade nel regno dei numeri e della scienza, della tecnologia e dell’ingegneria, o della conoscenza in assoluto, quella che tiene assieme tutte le discipline.
L’imperfezione è errore ed anche bellezza e unicità. Il neo di Liz Taylor è iconico, cosi come quello di Cindy Crawford e di Virna Lisi, o di Kate Upton, che addirittura dedica il suo profilo Twitter alla sua “imperfezione”. Marilyn Monroe si disegnava un neo sulla guancia per rendere eterna la sua bellezza. Andando indietro di 300 anni la moda del neo finto, in tutte le forme e le dimensioni, pare sia stata inventata dalla celebre favorita di Luigi XV, Madame de Pompadour.
Il fatto che l’imperfezione sia la principale caratteristica dell’unicità è una questione che l’arte e il mondo della creatività hanno ben presente. Nel mondo della moda, ad esempio, i capi resi unici da processi forzati di invecchiamento sono emblematici dell’estetica del vissuto e del vintage, che fa largo uso di processi sintetici ed artificiali che riproducono l’usura reale, per riprodurre l’unicità che deriva dall’utilizzo “naturale” di un oggetto nel tempo. Sinteticamente, cioè artificialmente.
Al festival ci sono modelle ed outfit in 3D che dal Metaverso passano al reale con abiti contaminati dai temi dell’attualità e dell’innovazione, esattamente come una grande griffe. C’è una parte dedicata al rapporto tra la tecnologia e il cibo per la riduzione degli sprechi. Non manca poi uno spazio dedicato ai libri e alla divulgazione scientifica sul tema del digitale. Infine, o finalmente, alcuni tentativi compiuti di ragionare sulla politica e il digitale. La transizione “blu”, quella tecnologica, che è anche e soprattutto governance, dei dati degli ambienti, della capacita umana di creare mondo nuovi. L’etica dei filosofi, o la politica se si preferisce, che però sia capace di ragionare sull’inclusività e sulla partecipazione come fattore abilitante della democrazia

Diego Castagno

PS: Prezioso l’appuntamento del Festival di Pisa, per profondità e capacità di entrare nel tema di come pensare la realtà nel mondo dell’infosfera: l’imperfezione fa parte anche del mondo digitale, che è un ambiente dove capitano cose. Ma soprattutto è l’imperfezione ciò che rende reale ciò che ci sta attorno. Il neo di Liz Taylor, o l’asse inclinato della Torre.

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