Un’idea è solo un’idea – Il Minimum Viable Product ed il suo amico Pivot

di Miguel Scordamaglia

“Vorreste che la Xerox lanciasse un aggeggio che si chiama topo?” Dirigente Xerox di New York agli ingegneri Xerox californiani quando hanno presentato il mouse che ha poi prodotto la Apple

La frase principe che ossessiona gli “startuppari” della Silicon Valley è “get out of the building” e cioè, “esci dall’edificio”. Mi ricorda, ironicamente, la frase dell’esorcista quando intima all’indemoniato: “Esci da questo corpo!”.

Ma, in pratica, cosa significa questa insolita frase? Bisogna andare al bar, andare a funghi, andare al mare? In realtà no.

Per spiegarla meglio, facciamo un passo indietro. Quando un aspirante imprenditore o un imprenditore seriale, come alcuni amano definirsi (confesso che a me questi ultimi fanno un po’ paura, perché mi ricordano i serial killer) ha una idea, può immaginare, semplicisticamente, di avere di fronte a sé due scenari alternativi:

1 – Tenersi stretta l’idea, lavorare di nascosto nel garage dei genitori o nel proprio loft per svilupparne i dettagli e, dopo un po’ di tempo, presentarsi al mondo con un prodotto o un servizio e con in mente il pensiero, spesso delirante, che la concretizzazione della sua idea cambierà il mondo;

2 -.Condividere la sua idea, come se non ci fosse un domani, con tutte le persone che gli passano davanti – magari anche in modo non così selvaggio – e, scoprendo, grazie ai commenti ricevuti, quello che la sua idea ha di buono e ciò che andrebbe cambiato. E con questo patrimonio di informazioni iniziare a progettare un prodotto o servizio per poi sottoporlo nuovamente a riscontro da parte dei primi affezionati utilizzatori.

Questi due approcci opposti rappresentano, in estrema sintesi, la differenza tra il vecchio approccio “waterfall” – a cascata – e il nuovo approccio “lean”, ovvero snello.

Alcuni, per la verità sempre meno, pensano ancora che una buona idea non debba essere rivelata per paura che venga copiata. Questo atteggiamento, al giorno d’oggi, non ha più tanto senso, soprattutto perché, apparentemente, tutto è stato già inventato. Oggi, ormai, non si tratta più di inventare, bensì di costruire sulle idee/prodotti/servizi di altri che, a loro volta, costruiscono sulle idee/prodotti/servizi di altri ancora, per fare funzionare qualcosa di utile che serva a un numero significativo di utenti/clienti.

Diventa, quindi, fondamentale non tanto l’idea, quanto il timing (tempi) e l’execution (esecuzione).

Pertanto è a questo punto che entra in gioco prepotentemente il recente e rivoluzionario metodo della “lean start up”, la partenza snella di una nuova impresa.

Non tratterò in questa sede tutto ciò che il metodo lean comporta, ma descriverò alcuni elementi che ne costituiscono l’ossatura e decretano “ufficialmente” il fatto che una idea è veramente solo una idea.

Per spiegarla in altri termini. Esistono molti imprenditori che possono avere decine e decine di idee al mese – sono vere e proprie macchine da idee – ma sanno perfettamente che, se vogliono avere risultati, devono selezionarne al massimo una o due, sulle quali mettersi a lavorare “pancia a terra” per molti mesi, se non anni, prima di poterle concretizzare in un prodotto o servizio compiuto, funzionante, ripetibile e sostenibile. Come direbbe qualcuno che non ricordo e, quindi, non me ne voglia: 10% di ispirazione e 90% di traspirazione o, se vogliamo essere più drastici, 1% di ispirazione e 99% di traspirazione.

In questo scenario appena descritto, arriviamo a conoscere il famoso Minimum Viable Product, qualcosa tipo prodotto minimo “sindacale”, per gli intimi MVP. Il MVP è quel prodotto o servizio con caratteristiche sufficienti per soddisfare le esigenze minime dei clienti, potremmo anche vederlo come un prototipo mirato.

Le caratteristiche chiave di un buon MVP sono:

• Possiede quel valore sufficiente che fa si che le persone siano disposte a usarlo o comprarlo,

• Dimostra un beneficio futuro sufficiente per trattenere gli “early adopters”, detti anche primi utilizzatori, Fornisce un prezioso ciclo di feedback, o riscontro, per orientare il futuro sviluppo,

• Permette di capire le esigenze del cliente (gioie e dolori).

In sostanza è un prodotto/servizio che posso fare testare ad un pubblico iniziale che è disposto a usare/comprare, magari con delle agevolazioni importanti, nonché testare la mia proposta, fornendomi dei feedback su ciò che funziona e ciò che non va. Nel mondo dell’informatica possiamo trovare quella che viene definita la versione beta, una versione di un software non definitiva, che ha superato la fase alfa di test degli esperti, e che viene messa a disposizione di un numero maggiore di utenti, per consentire di portare alla luce nuovi bug o incompatibilità del software stesso. Alcuni si ricorderanno la storiella che girava anni fa nel mondo dell’informatica rispetto a Microsoft, nella quale i maligni, ma non poi così tanto, la accusavano di vendere sul mercato, come se fossero prodotti finiti, sistemi operativi in “beta” che cioè non avevano ancora finito i test. Ma non divaghiamo. Una volta che ho mandato in giro e fatto provare il mio MVP riceverò, se ho svolto correttamente la mia attività di raccolta informazioni, una marea di feedback sul prodotto o sul servizio, permettendomi di capire cosa funziona e piace e che cosa no. Ecco che, partendo da queste informazioni, posso decidere che cosa mantenere e che cosa cambiare per migliorare o, addirittura, valutare se abbandonare il progetto.

A questo punto, ci tengo a ricordare che una start up è una organizzazione temporanea, disegnata per cercare un modello di business ripetibile e scalabile.

Quindi, nei casi in cui la strada di messa a terra della mia idea mi faccia capire che il mio prodotto o servizio e/o il relativo modello di business proposto, non funziona come dovrebbe, entrerà in gioco l’amico “Pivot”. Il concetto di pivot, che significa fare perno su se stessi e cambiare direzione, è stato mutuato qualche anno dal gergo del basket dalla stella emergente del mondo delle start up, Eric Ries, autore di una serie di libri specializzati sul tema e fondatore del “Lean startup movement”.

In sostanza indica il cambio di strategia di una start up in relazione, per esempio, al posizionamento del suo prodotto o servizio sul mercato o alle modifiche al prodotto stesso per renderlo più interessante agli acquirenti. Il pivoting avviene dopo che la start up ha testato il suo modello originale, scoprendo che modificandolo si ottengono migliori risultati. Consiste, quindi, nel fatto che se la tua idea, che ti ha indirizzato verso la creazione di un prodotto o servizio non funziona, invece di chiudere tutto, semplicemente modifichi l’applicazione della tua idea in modo “liquido” e inizi a cercare soluzioni diverse che siano ripetibili e scalabili. L’idea della “Lean startup” è proprio questa, iniziare un business senza cercare la perfezione subito, ma affinare e migliorare il prodotto/servizio grazie al feedback dei clienti e utilizzatori.

Possiamo concludere, quindi, affermando con maggiore convinzione che una idea è solo una idea e che, siccome viviamo in una realtà che è sempre più fluida e in trasformazione, diventa fondamentale sapere approcciare questa realtà con flessibilità e resilienza, termine ultimamente molto in voga. In questo scenario è indispensabile mantenere aperto un canale di comunicazione permanente con i propri clienti e utilizzatori, mostrando i nuovi prodotti/servizi e raccogliendo il maggior numero di feedback possibili. Il segreto del successo consiste nel cambiare finché non troviamo quella soluzione che consideriamo che potrà funzionare, essere replicabile, scalabile ed economicamente sostenibile per un periodo di tempo ragionevole. Oggi sappiamo sempre meglio che l’imperativo assoluto è innovare permanentemente.

In fondo, anche osservando la natura, scopriamo che non esistono organismi che rimangono sempre uguali. L’evoluzione è alla base di qualunque forma di vita. Anche quella delle start up e delle imprese.

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