Il Politecnico finanzia la nuova fotosintesi

Sono pugliesi i giovani che si sono posti l’ambizioso obiettivo di imitare la natura nella produzione di energia tramite la conversione di acqua non purificata ed energia solare in idrogeno verde ed hanno puntati su di loro i riflettori dello Smau di Parigi.

Il nome del prodotto di questa intrigante StartUp è New Artificial Leaf (NAL) e consiste nella creazione di pannelli solari in grado di immagazzinare energia producendo idrogeno ad un prezzo competitivo; così commentano i creatori, Alessandro, Marta, Symelis, Matteo e Noemi, il funzionamento:

“In realtà la nostra nuova tecnologia, come gli alberi, può contemporaneamente produrre energia dal sole, immagazzinare l’energia che non viene utilizzata immediatamente trasformando le acque reflue o marine in idrogeno verde e riciclare le emissioni di CO2 producendo combustibili sintetici.”

L’idea è stata di Alessandro Monticelli, ingegnere e Supply chain manager in una grande multinazionale americana, che proprio durante il suo soggiorno di studi torinese ha raggiunto la sua intuizione sulla fotosintesi artificiale ed incontrato molti membri del suo attuale team; in tal senso ha spiegato:

“L’idea di partenza è tutto sommato intuitiva. Noi partiamo dall’acqua sporca o dall’acqua del mare trasformandola in acqua distillata e potabile attraverso il calore dissipato da un pannello fotovoltaico, che intanto incamera energia elettrica in modo ancor più efficiente grazie all’azione di raffreddamento garantita dall’acqua. Il surplus di energia che non trova un utilizzatore diretto viene convertito in idrogeno tramite una cella elettrochimica integrata. E non finisce qui. La cella è in grado di trasformare l’acqua satura di anidride carbonica in Syngas, una miscela di idrogeno e monossido di carbonio che diventa combustibile sintetico.”

Ha quindi aggiunto:

“Il vantaggio competitivo di New Artificial Leaf è l’approccio decentralizzato: una produzione diretta da solare a H2 senza bisogno di connessione alla rete o batterie e dunque dove prima era inconcepibile: su edifici residenziali, lungo ferrovie e autostrade, parcheggi, stazioni di rifornimento e altre infrastrutture, aumentando la loro redditività e, soprattutto, abbassando il costo dell’idrogeno verde. Così se oggi per una vera e propria svolta carbon free mancano le infrastrutture diffuse, soprattutto nel trasporto pesante – spiega il fondatore della startup – il nostro progetto consentirebbe di produrre idrogeno in loco per camion e treni a idrogeno, anche lungo le autostrade e gli snodi ferroviari, favorendo inoltre la transizione energetica delle vecchie centrali a carbone in centrali green senza dover distruggere le vecchie infrastrutture.”

Davide Cuneo

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