Hi-Tech, le startup italiane migliorano, ma siamo al 20esimo posto in Europa

Autore: Caterina Garda

Solo al ventesimo posto. Bisogna scorre la classifica quasi fino al fondo per trovare l’Italia, che si colloca al 20° posto, appunto, sui ventotto Paesi dell’Ue per efficacia del suo ecosistema di startup nel 2018.

Sotto la media europea e ben lontana dalle economie comparabili come Regno Unito (2° posto), Germania (5°) e Francia (11°).

Come se non bastasse il nostro Paese è superato da alcune nazioni di dimensioni minori che negli ultimi anni sono state in grado di creare condizioni strutturali molto positive per l’ecosistema imprenditoriale (come Estonia, Lettonia e Slovenia) e da alcuni Paesi che hanno puntato su un utilizzo aggressivo delle agevolazioni fiscali (come Irlanda, Lussemburgo e Cipro).

Le pessime notizie arrivano dal “360Entrepreneurial Index”, calcolato dal Centro Studi di Digital360 attraverso la prima ricerca in Italia che misura l’efficacia degli ecosistemi europei delle startup hi-tech finanziate con capitale di rischio sia dagli investitori istituzionali (venture capitalist) che dagli investitori informali (business angel o family office).

Ma l’Italia mostra un importante recupero, guadagnando cinque posizioni rispetto al 2017, grazie al raddoppio dei finanziamenti in equity delle startup, alla crescita delle operazioni di investimento in scaleup, all’aumento di operazioni di Exit (quotazioni in borsa o acquisizioni) e di Unicorni (startup che raggiungono 1 miliardo di dollari di valorizzazione). Il 360Entrepreneurial Index si basa su tre indicatori che analizzano le tre fasi di sviluppo imprenditoriale:

  1. l’Entrepreneurial Quantity Index, che misura la quantità totale di investimenti equity immessi nel sistema imprenditoriale per finanziare le startup;
  2. l’Entrepreneurial Quality Index, che si focalizza solo sulle operazioni di investimento di maggiore dimensione (maggiore di 5 milioni di euro), tipicamente finalizzate a finanziare la fase di scaling-up delle startup;
  3. l’Entrepreneurial Outcome Index, che misura i “risultati” dell’attività imprenditoriale in termini di numero di Exit realizzate (ossia numero di startup che si quotano in borsa o vengono acquisite da parte di imprese più grandi) e di Unicorni (ossia startup che raggiungono una valorizzazione complessiva almeno pari ad 1 miliardo di dollari).

«Il miglioramento in tutte e tre le dimensioni considerate dal 360Entrepreneurial Index evidenzia come l’Italia sia riuscita ad innescare un circolo virtuoso nell’ecosistema imprenditoriale, che sta portando ad aumentare sia la quantità delle risorse investite in startup, che la qualità, cioè gli investimenti in scaleup, il numero di Exit e di Unicorni» – afferma Andrea Rangone, ceo di Digital360.

«Un segnale di miglioramento -continua Rangone- dell’efficacia dell’intero processo imprenditoriale: con l’aumentare degli investimenti in startup, infatti, crescono anche le operazioni di finanziamento delle scaleup, che alimentano, dopo un po’ di tempo, le Exit e gli Unicorni, che consentono di attrarre nuovi fondi e di rialimentare il ciclo con una magnitudine superiore. Per recuperare il ritardo con gli altri Paesi, però, l’Italia deve continuare sostenere le sue startup anche con adeguate decisioni politiche: le misure presenti nell’ultima legge di bilancio vanno in questa direzione, ma occorre accelerare l’emanazione dei decreti attuativi».

Entrando nel merito di ciascuno dei tre indici, si evidenziano i seguenti risultati. L’Italia si colloca al 22° posto, guadagnando 4 posizioni rispetto al 2017, relativamente all’Entrepreneurial Quantity Index, grazie agli investimenti equity immessi nel sistema imprenditoriale, raddoppiati nel 2018: nonostante il progresso, restiamo sotto la media europea, con un valore in rapporto al Pil molto basso rispetto a quello dei Paesi più avanzati.  

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