Il bluff delle start up dell’intelligenza artificiale

Note dolenti per quanto riguarda le startup che dicono di occuparsi di intelligenza artificiale in Europa e in Italia. Infatti il 40% di queste in realtà non hanno nulla a che fare con la AI.

I dati arrivano da una ricerca di Mmc, una società di venture capital con sede a Londra.

Lo studio ha analizzato le società che si definiscono specializzate nell’intelligenza artificiale nei 13 Paesi più attivi dell’Ue, tra i quali l’Italia: su 2.830, solo 1580 sembrano offrire prodotti e servizi effettivamente legati all’AI.

«Abbiamo esaminato le società, i loro materiali, i loro prodotti, i loro sito web», spiega David Kelnar, responsabile della ricerca. «Nel 40% dei casi non è stato possibile rilevare tracce di intelligenza artificiale».

Quindi, in un settore che più di tutti sta scatenando grande interesse, le due lettere “AI” diventano solo vetrina di qualcosa che alla fine non esiste.

Nel 2013, sottolinea la ricerca, meno del 2% delle startup europee fondate in quell’anno si definiva specializzata in intelligenza artificiale.

Nel 2018 la quota sfiora l’8%. MMC definisce il settore ancora giovane, ma capace di maturare in fretta.

Una startup che si occupa di AI su sei è passata dai primi stadi di finanziamento (Angel, Seed o Early Stage) al gradino successivo, attirando almeno 8 milioni di dollari da venture capital.

Se il settore dovesse continuare questo percorso di maturazione, depurandosi dallo sfruttamento eccessi del termine “intelligenza artificiale”, la ricerca si attende “una maggiore competizione tra startup, scaleup e aziende mature”, una “crescente concorrenza per conquistare i talenti migliori” e “una crescita delle exit”. Operazioni che creeranno un “effetto volano”, iniettando nuovi capitali nel settore.

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