I Freelance diventano grandi

di Diego Castagno e Milena Siredova

Il Freelance Day giunge alla sua quinta edizione con le ambizioni e le prospettive che sono quelle del modo di chi lavora in proprio. I freelance crescono nel numero e nella dimensione, assomigliando sempre più a micro-imprese, in rete e sul mercato, quasi sempre all’interno delle grandi trasformazioni del sistema economico.

«Il freelance oggi spesso è a metà tra il consulente puro e l’aspirante imprenditore» parola di Alberto Mattei, “nomade digitale” e freelance doc. «Il mondo del lavoro viaggia alla velocità della luce, e cambia soprattutto il modo di lavorare. Difficile pensare ad uffici come li abbiamo conosciuti in questi anni. La rivoluzione digitale cambierà radicalmente il modo di pensare il lavoro». Il freelance sembra il più attrezzato, nonostante tutto, a gestire queste fasi di cambiamento anche culturale che alcuni chiamano quarta rivoluzione industriale, altri invece “metamorfosi” del mondo contemporaneo.

Difficile dire oggi quali saranno gli esiti di questo cambiamento, dentro il quale c’è il mondo dei freelance, un mondo inquieto che scopre di “esistere” e di essere strategico nell’economia di un Paese che avanza verso la modernità digitale, ma che non ha rappresentanza sindacale o strutture di categoria, che fa sciopero su Twitter o che cerca di capire come non diventare un work-aholic.

Al Toolbox c’è gente varia che si aggira tra gli stand a caccia di competenze e strumenti utili per fare meglio il proprio lavoro, molti giovani e a prima vista una prevalenza femminile. L’evento è strutturato in workshop pensati sia per professionisti di lungo corso, sia per freelance alle prime armi. Assieme ai momenti di formazione il punto informativo del MIP, il programma della Regione Piemonte che aiuta chi intende aprire una partita iva a capire se il progetto è sostenibile, o alcuni corner con start up che propongono piattaforme di matching e servizi per professionisti.

I Freelance saranno un pezzo importante di Impresa 4.0 se accettano di crescere. Se oggi ai dipendenti si chiede di pensare come i Freelance, i Freelance devono pensare come Imprenditori, cercando di dare quelle risposte innovative che le strutture aziendali spesso faticano a trovare

«Abbiamo pensato ad una giornata utile per i freelance – dicono gli organizzatori – Di cosa ha bisogno il freelance? Di comunicazione, di selfmarketing, di qualche strumento digitale in più per tagliare costi e risparmiare tempo, tipo un WordPress o un corso veloce su come fare un video da mettere sul social o ancora di capire come usare LinkedIn per fare rete. E poi al freelance serve sapere come surfare tra Fisco, Inps e burocrazia, tra clienti che non pagano mai e contratti svantaggiosi per i professionisti…». In pratica non basta lavorare bene, o almeno oggi non basta più. «Oggi bisogna capire come si fanno i preventivi e come ci si fa pagare, come si gestiscono le relazioni e i rapporti con i partner, compresi le banche e l’Inps».

Il freelance ha bisogno di competenze, e nel frattempo incomincia a pensarsi come soggetto collettivo, al di là del trattamento pensionistico e della appartenza o meno ad un albo professionale.

Il Freelance Day diventa quindi una full-immersion per freelance e imprenditori, con talk, workshop e incontri di networking, affiancato da approfondimenti su tutele e diritti. La novità di quest’anno per i lavoratori autonomi è il Jobs Act degli autonomi, la legge che estende i diritti finora riservati ai lavoratori dipendenti anche ai lavoratori in proprio, compresa la malattia e la maternità. Sarà interessante capire cosa succede se un esercito di quasi due milioni di lavoratori finora esclusi dal welfare entrano nel sistema delle tutele e delle rappresentanze e ragionano su come organizzarsi. Tra gli organizzatori del Freelance Day c’è ACTA, l’Associazione dei freelance e dei consulenti del terziario avanzato, che sul tema pensa e fa attività ormai da molti anni. Le ultime battaglie sono quelle dell’equo compenso e del monitoraggio dei bandi che escludono i freelance da contributi e incentivazioni, a partire da quelli della formazione. Un paradosso per il mondo dei consulenti: la rivoluzione digitale rende necessario l’apprendimento continuo, eppure i lavoratori autonomi non iscritti agli albi o non iscritti in camera di commercio sono gli unici che la formazione se la pagano, per tutti gli altri lavoratori ci sono i fondi interprofessionali o il Fondo sociale europeo.

«I freelance sono il futuro, lo smart working sarà il modo di lavorare di domani». Ne è sicura Chiara, giovanissima designer con partita Iva a caccia di consigli dai suoi colleghi più esperti. «Torno a casa con molte idee, sono contenta. Il lavoro e la felicità, devono stare assieme. Fare il lavoro che piace con la libertà di organizzare i propri tempi è già un grosso passo avanti».

Il #freelance2018 si chiude con la sensazione che i freelance oggi saranno un pezzo importante di Impresa 4.0 se accettano di crescere. Se oggi ai dipendenti si chiede di pensare come i freelance, i freelance devono pensare come imprenditori, cercando di dare quelle risposte innovative che le strutture aziendali spesso faticano a trovare.

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